Con la sua capacità di apprendere, adattarsi e migliorare attraverso l’analisi di grandi quantità di dati, l’intelligenza artificiale sta trasformando settori molto importanti nella società, come la sanità, i trasporti, la finanza e tanto altro. Ma l’IA ha cominciato ad occuparsi anche di sostenibilità ambientale e in quest’ambito può avere un importante impatto positivo. Vari studi mostrano che può ottimizzare l’uso delle risorse naturali, ridurre le emissioni di CO2 e promuovere l’economia circolare; infatti, la sua capacità di elaborare grandi quantità di dati energetici, industriali e ambientali permette di prevedere i consumi energetici, prevenire anomalie o guasti, ottimizzare sistemi complessi in tempo reale, immaginare nuovi scenari economici o ambientali.
Allo stesso tempo, però, l’IA presenta anche dei rischi riguardanti proprio la sostenibilità .
Il suo impatto ambientale, spesso invisibile, è legato soprattutto alla fase di “addestramento” e alla gestione dei data center. In questa fase infatti può incidere negativamente sul consumo energetico e sull’impronta idrica (Water Footprint), generare rifiuti elettronici (e-waste), richiedere l’estrazione di minerali critici sotto il profilo ambientale.
Il motivo per cui l’IA ha un impatto ambientale così profondo si trova quindi nella sua stessa architettura e nel modo in cui è progettata l’economia digitale di oggi: non è un malfunzionamento, ma una conseguenza concreta di come cerchiamo di rendere le macchine “intelligenti”. Anche noi che usiamo l’IA ogni giorno possiamo fare la nostra parte:non serve smettere di usarla, basta farlo con più attenzione. Possiamo iniziare evitando gli sprechi, perché ad ogni domanda che poniamo corrisponde un consumo di elettricità e acqua. Come per tutti gli strumenti, è insomma necessario l’impiego di una certa dose di buon senso.
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