Oggi vorrei condividere qualche riflessione sulla gentilezza, un tema importante, di cui oggi è importante riscoprire il valore.
In un mondo sempre più frenetico, in cui si tende spesso a inseguire la “grandezza”, traguardi sempre più alti, in lotta contro il tempo e contro gli altri e in competizione in vari settori, sembra più difficile poter stabilire relazioni serene. Tutti i conflitti odierni, non solo tra nazioni, ma anche ideologici, generazionali, sociali, religiosi, politici generano un clima tossico e violento, che portano gli individui ad estremizzare ogni argomentazione, nel tentativo di far prevalere i propri valori e sé stessi.
Allo stesso tempo, siamo spesso esausti e infelici, del nostro lavoro o delle nostre relazioni, chiusi in un individualismo sempre più diffuso e spesso patologico: dare la propria fiducia e condividere le proprie fragilità diventa sempre più difficile, perché abbiamo l’impressione di dare agli altri un’ arma con cui poterci ferire nel profondo, visto il proliferare di rapporti sempre più “usa e getta” e non sinceri.
A mio avviso, bisognerebbe prima di tutto approcciarsi agli altri in modo meno ostile, sforzarsi di capire i diversi punti di vista di ciascuno, tenendo sempre conto delle innumerevoli possibilità e dei limiti personali, e attribuire importanza alle persone e alle loro idee.
Ogni tanto dovremmo tutti poter rallentare e fermarci, riflettere e rivalutare le nostre azioni, ringraziare chi ci fa stare bene e chi sentiamo vicino a noi e apprezzare il lavoro e gli sforzi di ognuno. Questo dovrebbe aiutarci a valorizzare i piccoli gesti che possiamo compiere nella realtà quotidiana e il controllo delle parole a cui attribuiamo un significato e un peso, che non sono dettagli e sfumature, ma hanno un grande impatto sulla vita degli altri.
La gentilezza è dunque qualcosa che oggi scarseggia, ma di cui tutti abbiamo bisogno, di fronte agli eventi del mondo, alle situazioni personali e sociali che possono stravolgere la vita; è l’atteggiamento di chi sceglie di essere gentile con gli altri proprio perché conosce la fragilità in prima persona e sa quanto il dolore possa essere profondo.
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