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AMBIENTE

Giovani e ambiente: quando la cittadinanza parte dal rispetto della natura

Immagine in evidenza tratta dal web

Ormai da diversi anni molti cittadini mostrano una maggiore attenzione verso l’ambiente e il buon governo del territorio.

In particolare, il crescente interesse nei confronti dell’interconnessione tra le dinamiche ambientali, sociali ed economiche ha portato all’elaborazione del concetto, più ampio, di Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESS) che non riguarda solo l’ambiente, ma tocca tutti gli aspetti della vita e i valori comuni di equità e rispetto per gli altri, per le generazioni future, per la diversità, per l’ambiente, per le risorse della Terra. Insomma, la cura dell’ambiente costituisce un punto di partenza per formare cittadini responsabili, critici e attivi, consapevoli della loro appartenenza a una comunità interconnessa che può oltrepassare i confini nazionali.

Il ruolo cruciale dell’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile è stato riconosciuto nel 2002 al Vertice Mondiale sullo Sviluppo sostenibile di Johannesburg in cui l’ONU ha deciso di dedicare un Decennio (dal 2005 al 2014) all’ESS con lo scopo di sensibilizzare governi e società civili di tutto il mondo verso la necessità di un futuro più equo ed armonioso, rispettoso del prossimo e delle risorse del pianeta, valorizzando il ruolo che in tale percorso deve avere l’educazione intesa in senso ampio, come istruzione, formazione, informazione e sensibilizzazione.

Alla fine del decennio, nel 2015, l’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile che ha indicato 17 nuovi Obiettivi. In particolare il Target 4.7 sottolinea l’importanza di diffondere una cultura della sostenibilità che promuova i principi di inclusività, di pace e di uguaglianza in stretto legame con l’educazione alla cittadinanza globale. Infine, nel 2020, l’UNESCO ha promosso l’iniziativa “ESD for 2030 – Roadmap” per rafforzare il ruolo dell’istruzione di fronte alle sfide post-pandemiche.

In Italia lo strumento principale per l’attuazione dell’Agenda 2030 è la “Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile” (SNSvS), istituita dal Ministero dell’Ambiente (oggi MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) con lo scopo di integrare i principi dell’Agenda 2030 nel tessuto socio-economico e politico italiano, offrendo una road map per affrontare sfide pressanti come il cambiamento climatico, le disuguaglianze sociali e la promozione di un’economia circolare, attraverso collaborazioni tra enti governativi, organizzazioni non governative, aziende e cittadini, al fine di sviluppare soluzioni innovative e sostenibili. L’obiettivo finale è quello di creare una società più equa e inclusiva dove ogni persona possa godere di un alto livello di benessere senza compromettere le risorse e le opportunità per le future generazioni. 

In questo scenario globale e nazionale i giovani non sono semplici destinatari di politiche educative, ma i veri motori del cambiamento. Il loro ruolo è diventato centrale: la Generazione Z (i ragazzi nati tra il 1997 e il 2012) agisce come una “bussola etica” capace di influenzare non solo i coetanei, ma anche le istituzioni e le dinamiche di mercato. Comprendere la loro visione è fondamentale per trasformare le strategie teoriche in azioni concrete, poiché è proprio nella loro quotidianità che il concetto di sostenibilità diventa cultura vissuta.

L’evoluzione della Generazione Z rispetto alle sfide ambientali e sociali è monitorata, a partire dal 2024, dall’Osservatorio sui Giovani e la Sostenibilità promosso da Angelini Industries. L’edizione 2025, realizzata su un campione di 4.000 persone (di cui 600 under 30), ha introdotto il concetto di “One Health” che vede la salute umana, la tutela dell’ambiente e il benessere sociale come elementi strettamente interconnessi. L’indagine analizza la sostenibilità su tre livelli: macro (incentrato sul significato attribuito alla sostenibilità nel contesto attuale), meso (dedicato all’indagine sul modo in cui la sostenibilità influenzi le relazioni sociali e i contesti di vita quotidiana) e micro (focalizzato sulla sostenibilità intesa come parte integrante del benessere individuale).

Dall’indagine condotta dall’Angelini risulta che, per i giovani, la sostenibilità è un concetto multidimensionale. Sebbene la priorità resti la riduzione dell’impatto ambientale e il passaggio alle energie rinnovabili (temi sentiti più dai giovani che dal resto della popolazione), emerge una forte sensibilità verso la dimensione sociale. Gli under 30 infatti associano la sostenibilità alla tutela delle generazioni future e alla prevenzione dei rischi sanitari ed economici, facendo coincidere il benessere del pianeta con quello dell’individuo.

Nonostante la crescita del pessimismo riguardo all’irreversibilità del degrado ambientale (il 45% è sfiduciato), la maggioranza dei giovani (55%) crede ancora nel cambiamento, anche perché l’82,2% della Generazione Z è convinto che le azioni individuali siano decisive. Questo si traduce in comportamenti virtuosi in forte crescita rispetto al 2024: maggiore attenzione alla raccolta differenziata, riduzione dei consumi di acqua ed energia, una crescente rinuncia all’auto privata a favore di mezzi pubblici e biciclette e il cambiamento delle abitudini di acquisto. Riguardo a quest’ultimo aspetto, infatti, il 79,6% dei giovani è pronto a cambiare marca a favore di una più sostenibile e il 60% lo farebbe anche a fronte di un prezzo maggiore. Emerge inoltre una forte sensibilità etica: il 51% degli under 30 ha già praticato il boicottaggio verso aziende ritenute socialmente inique. Cresce anche il mercato del second-hand (22,3%) come scelta di consumo consapevole.

I giovani di oggi, dunque, si rivelano cittadini attivi e consapevoli che, in maniera responsabile e propositiva, si impegnano per tutelare l’ambiente in modo da garantire il benessere delle persone. La Generazione Z ha infatti capito che tale benessere è possibile solo attraverso un sereno equilibrio tra uomo, società e ambiente e per questo motivo richiede a gran voce la collaborazione di Istituzioni e aziende private affinché adottino politiche che garantiscano un ambiente sano e l’equità sociale. La vera sfida, allora, consiste nel colmare la distanza tra l’attivismo delle giovani generazioni e l’impegno di chi detiene il potere decisionale – dai governi alle grandi aziende – affinché ogni futura scelta economica e politica segua il Nord indicato dalla “bussola etica” della Generazione Z.

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