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USANZE ANTICHE E MODERNE: COME CAMBIANO I COSTUMI NEL TEMPO (parte prima)

Immagine in evidenza tratta dal web

Per migliaia di anni, gli esseri umani sono andati in giro completamente nudi. La necessità di coprirsi è arrivata durante il Paleolitico, quando i nostri antenati iniziarono a usare le pelli degli animali cacciati per proteggersi dal freddo incipienti glaciazioni. Proprio in questo periodo apparvero i primi aghi da cucito, ricavati dall’avorio o dalle ossa animali.

Ma la moda non è nata solo per ripararsi dal freddo, è nata anche dal nostro desiderio di apparire belli. Infatti, 100.000 anni fa, i Neanderthal si dipingevano il corpo con tempere di colore ocra e corredavano i defunti con conchiglie e resti animali, prima di seppellirli. Inoltre 50.000 anni fa, raccoglievano oggetti “inutili” o per il piacere di possederli o perchè volevano creare i primi gioielli.

Proprio nel Paleolitico, con la nascita di gruppi sociali, gerarchie e nuove esigenze, l’abito diventò un simbolo per distinguere le varie classi sociali. I gruppi sociali che cominciarono a scegliere un abbigliamento, furono individui che esercitavano funzioni particolari: i dignitari e le persone di potere; gli sciamani, gli stregoni e i guaritori; i cacciatori e i guerrieri che si vestivano per proteggersi e per spaventare i nemici.

Un altro progresso importante avvenne circa 10.000 anni fa, nel Neolitico, quando comparvero i primi telai in legno. Ma per capire come si è evoluta la moda nel corso del tempo, dobbiamo guardare alle grandi civiltà della Mesopotamia.

Le civiltà mesopotamiche fecero grandi passi avanti riguardo alla tessitura e alla creazione di vestiti, realizzando soprattutto tuniche. Esse inizialmente erano semplici teli di stoffa, col tempo diventarono più rifinite. Furono probabilmente i Sumeri ad inventare le maniche e poi gli Assiri arricchirono la tunica sumera con una “stola”. In quella società, l’abito più famoso era il “kandys”, una specie di accappatoio con maniche corte, di lunghezza variabile e chiuso in vita con una cintura di tessuto.

Dal 1.500 al 1.000 a.C. oltre alla migliore qualità della tessitura e della cucitura, gli Assiro Babilonesi impararono le arti della tintura e della decorazione e crearono diversi tipi di calzari e calzature: semplici ed aperte per il popolo, chiuse e alte per i nobili. In questo periodo, una legge obbligò le donne sposate ad indossare il copricapo, tradizione che dura ancora oggi in Medio Oriente.

L’espansione della civiltà persiana fu molto importante nell’evoluzione dell’abbigliamento perchè permise di unire le usanze dei popoli orientali con quelle mesopotamiche. Infatti, introdussero l’uso della seta che si aggiunse alla lana e al lino. Inoltre, furono proprio i Persiani a creare il primo vero e proprio abito, un completo composto da casacca, pantaloni e cintura.

A differenza dei Persiani, che spesso cambiavano stile, gli Egizi rimasero fedeli alle loro tradizioni per circa quattromila anni, cambiando pochissimo nel tempo. Gli Egizi consideravano i tessuti di origine animale poco puliti e preferivano creare abiti in lino leggero: corti per gli uomini e lunghi fino a terra per le donne, a volte anche per l’aristocrazia e i sacerdoti. La differenza tra le classi sociali non riguardava l’abito, ma si concretizzava nell’uso di simboli come copricapi o gioielli. Con il tempo, anche in Egitto iniziarono a usare tessuti colorati e a curare molto il trucco e la bellezza, infatti sono famosi per l’utilizzo del “bistro” (antenato dell’eyeliner e del mascara).

Grazie ai Fenici, grandi commercianti del Mediterraneo, le stoffe come lino, canapa, cotone e lana iniziarono a circolare tra i vari popoli che indossavano prevalentemente le tuniche.

Con la civiltà Cretese, tra il 1.700 e il 1.400 a.C., nascono i primi abiti femminili più elaborati e attillati in vita, con gonne a balze. Lo stile cretese fu così particolare da influenzare, secoli dopo, la moda neoclassica europea del 1.700.

I Greci furono i primi a vedere l’abito come simbolo di eleganza e raffinatezza, non solo come copertura. Nonostante l’uso di colori vivaci, i loro abiti rimasero semplici ed essenziali: rettangoli di stoffa, in lana o in lino, fermati sulle spalle con delle spille decorate e cinti in vita da una fascia. Le donne indossavano vesti larghe chiamate “pepli”; gli uomini, invece, un mantello detto “clamide”; sia uomini che donne indossavano una tunica chiamata “chitone”. A differenza di altri popoli, i Greci volevano esaltare la bellezza del corpo più che nasconderlo. Grazie a loro, l’idea di vestirsi con decoro si diffuse in ampi strati della popolazione, non solo nelle classi sociali più ricche.

Con la crescita del loro impero, i Romani influenzarono e furono influenzati dai popoli vicini, ispirandosi ai modelli della Grecia classica. I Romani indossavano una sorta di capo intimo, chiamato “indumenta”, che per le donne comprendeva una fascia reggi-seno. Gli uomini indossavano una o più tuniche sovrapposte, lunghe fino ai piedi, e sopra una “toga”, cioè un mantello che si portava poggiato su un braccio. L’abbigliamento femminile era composto da una sottoveste senza maniche detta “subucula”, a cui sovrapponevano il “supparum”, una specie di abito di lunghezza variabile che per chiudersi sulle spalle necessitava di fibbie o di gioielli, a volte preziosi. Il vestiario di una donna di una classe sociale più alta comprendeva: la “stola”, un’ampia tunica lunga fino ai piedi, la “recta”, una tunica bianca senza maniche, e la “palla”, un mantello corrispondente a quello degli uomini che però era detto “pallium”.

Nelle case degli aristocratici, la tessitura era un’attività quotidiana e le donne facevano a gara per creare vestiti sempre più accurati. Lo stile cambiò nel tempo: con alcuni imperatori era più sfarzoso, con altri era più semplice. Infine, dal 230 a.C., lo stile romano subì l’influenza dei popoli Barbari poichè, con lo spostamento della capitale a Costantinopoli e l’arrivo del Cristianesimo, la vita imperiale si spostò in Oriente.

La fine della classicità vide l’incontro di stili molto diversi tra loro. Il Cristianesimo chiedeva semplicità ma il commercio con l’Oriente portò il lusso dei Bizantini, che introdussero i “broccati”, tessuti preziosi ricamati, e i primi tessuti stampati che erano più economici ed erano nati inizialmente per imitare i broccati. In questo periodo, le popolazioni barbare portarono una vera rivoluzione pratica. Non erano ignoranti e incolti, come credeva la maggior parte del popolo, anzi, erano abili orafi e artigiani. Introdussero le “braghe”, per proteggersi dal freddo e dalle lunghe cavalcate, e vari tipi di casacche. Da questo incontro di culture nasce l’abbigliamento medioevale. I vestiti femminili diventarono sempre più preziosi ma solo per coloro che appartenevano ad una classe sociale più elevata. I servi della gleba e il popolo vivevano in povertà e indossavano abiti più semplici. Il vestiario per gli uomini di una classe sociale più bassa, era composto dal “saio”, un unico indumento dotato di maniche e cappuccio, legato in vita da una corda. Per coloro che potevano permetterselo, l’abbigliamento maschile era formato da una camicia ampia, usata come pigiama per la notte, che veniva infilata nei pantaloni, spesso aderenti e sui quali si indossava una tunica, per lo più riservata agli aristocratici. D’inverno, per mantenersi più caldi si indossava un “panciotto” che poteva essere realizzato in pelliccia animale o in cuoio.

Fino al 1200 l’abbigliamento rimase piuttosto semplice, ma ci furono due grandi novità. La prima fu la diffusione dei bottoni, che iniziarono a sostituire spille e lacci per chiudere i vestiti. La seconda fu il miglioramento delle tecniche per colorare e lavorare i tessuti. In questo periodo, però, i ricchi non si distinguevano tanto per l’abito in sé, quanto per gli accessori preziosi come cinture, gioielli e fibbie.

(Continua…)

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