Nel gennaio 1968 un violento terremoto scosse la Valle del Belice, nella Sicilia occidentale, provocando una delle catastrofi naturali più drammatiche della storia recente italiana. La sequenza di terremoti iniziò nel pomeriggio del 14 gennaio, con diverse scosse forti che causarono già i primi danni agli edifici e allarmarono la popolazione. Alle 3:01 del mattino, una scossa devastante di magnitudo 6.4 sulla scala Richter, sconvolse il territorio, concentrandosi in particolare nella provincia di Trapani; una sequenza di scosse sismiche di forte intensità, avvertite anche nelle province di Agrigento e Palermo, continuò poi a colpire numerosi comuni nei giorni successivi, causando circa 300 vittime e lasciando decine di migliaia di persone senza casa. Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago furono completamente distrutte, ma molti altri centri subirono danni immensi al patrimonio edilizio. Le operazioni di soccorso furono immediatamente difficoltose: le vie di comunicazione erano interrotte, le macerie ostruivano le strade e molte zone rimasero a lungo isolate. Il freddo invernale e la dimensione dell’emergenza resero ancora più complicato l’intervento dei soccorritori.
Il processo di ricostruzione fu lungo e complesso. In molti casi gli abitanti furono costretti ad abbandonare i loro paesi originari per ricostruirli in luoghi più sicuri, come nel caso di Gibellina Nuova, costruita ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui sorgeva la città distrutta.
Accanto alla ricostruzione urbanistica, nacque anche un forte fermento culturale: Gibellina divenne un punto di riferimento per progetti artistici e di land art, volti a ricordare la tragedia e a celebrare la resilienza della comunità. Una delle opere più significative è il “Cretto di Burri”, un’imponente opera d’arte realizzata sulle rovine della vecchia Gibellina che simboleggia il tessuto urbano spezzato dal terremoto e la memoria collettiva di quella ferita.
Il seme della cultura come strumento di elaborazione della tragedia continua a dare frutti importanti: proprio oggi, infatti, si inaugura “Portami il futuro”, il programma di eventi di Gibellina Capitale 2026 dell’Arte Contemporanea. Sono previsti concerti, mostre, proiezioni video e molto altro, con l’obiettivo di valorizzare la vocazione mediterranea della città e lo spazio pubblico come luogo di partecipazione e consapevolezza.
PODCAST DI LORENZO MICALE
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