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Elliott Erwitt, il “lavoro dell’anima” in ogni scatto

La mostra dedicata a Elliott Erwitt, ospitata al Palazzo Reale di Palermo e da me visitata nell’ambito della Settimana della Cultura organizzata dal nostro Istituto, è stata un’occasione per scoprire più a fondo il modo di raccontare la realtà attraverso la fotografia. Gli scatti di questo fotografo trasformano momenti quotidiani in immagini ricche di significato, ironia ed emozione. Lo stile di Erwitt si basa sull’ironia, l’umorismo e su una forte empatia umana. Le sue fotografie, spesso in bianco e nero, raccontano la fragilità delle persone e i paradossi della vita di tutti i giorni. In ogni immagine è presente un’ironia sottile che invita chi guarda a immaginare la storia dietro lo scatto, senza fermarsi al singolo momento.

Un esempio è Matrimonio a Bratsk (Siberia, 1967), una fotografia ambigua che lascia spazio a molte domande: chi è il terzo personaggio e cosa sta pensando? Allo stesso modo, in Hotel Ritz (Parigi, 1969), osservando i camerieri che ridono, viene spontaneo chiedersi cosa stiano guardando e cosa ci sia fuori dalla finestra. In entrambi i casi, Erwitt gioca con le prospettive e con ciò che resta fuori dall’inquadratura, spingendo l’osservatore a usare la propria immaginazione. Questa mostra mi ha arricchito molto, soprattutto per le emozioni che mi ha trasmesso. Ho apprezzato in particolare le fotografie in bianco e nero, perché permettono di concentrarsi sul contenuto e sulla forma senza la distrazione del colore. L’ironia presente negli scatti di Erwitt e il suo modo di rappresentare la quotidianità,senza mai cadere nel cinismo, mettono in luce l’assurdo nascosto nella vita di tutti i giorni e continuano a far riflettere anche dopo averli osservati.

Come diceva Elliott Erwitt, “la fotografia è il lavoro dell’anima” e questa frase riassume perfettamente il suo modo di fotografare: nei suoi scatti non c’è solo tecnica, ma uno sguardo profondo e sensibile sulla realtà. Attraverso immagini semplici e spontanee, Erwitt riesce a trasmettere emozioni e pensieri, dimostrando come una fotografia possa parlare direttamente a chi la osserva.

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