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PODCAST, RICORRENZE

Shoah, conoscere è ancora necessario

Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, ricordiamo la Shoah, termine che in ebraico significa “distruzione, catastrofe, tempesta devastante”.

Questa parola racchiude 8 anni di storia, in cui due terzi di un popolo sono stati sterminati con lo scopo aberrante di rendere il mondo un posto “più puro” e con il risultato di aver scritto uno dei capitoli più oscuri della storia mondiale. Dal 1939 al 1945, circa 6 milioni di ebrei sono stati deportati nei campi di concentramento e uccisi.  L’inizio della persecuzione degli ebrei però risale al 1933,  quando Hitler promulga la prima legge antisemita, che esclude gli ebrei dai lavori negli uffici pubblici. Ne seguiranno molte altre, che via via escluderanno gli ebrei da tutte le attività pubbliche, compresa la frequentazione della scuola, e li obbligheranno ad indossare la stella gialla con scritto “jude”. Nel 1938, durante la “notte dei cristalli”, migliaia di negozi di ebrei vengono distrutti, e 36.500 persone deportate: si tratta del primo internamento di massa nei campi di concentramento. Purtroppo, anche il nostro paese fu interessato da questo fenomeno, perché il governo fascista varò una legislazione antisemita nel 1938.

I campi di sterminio, in tedesco chiamati Lager,  furono oltre quarantamila ed erano destinati non solo agli ebrei, ma a tutti coloro che erano considerati nemici del governo nazista di Hitler, quindi anche rom, omosessuali, Testimoni di Geova e altri ancora. Centinaia di migliaia di persone non arrivarono nemmeno alle camere a gas: il lavoro massacrante e le precarie condizioni di vita portarono alla morte per la fatica, il freddo, la malnutrizione e le malattie. I Lager furono utilizzati anche come laboratori per esperimenti medici sui prigionieri: migliaia di uomini, donne e bambini subirono atroci torture in nome della “scienza” nazista, divenendo cavie umane. La maggior parte di loro morì tra indicibili sofferenze.

Dalla seconda metà del 1944 le forze sovietiche raggiunsero alcuni tra i campi più importanti, ma i tedeschi cercarono di nascondere le prove dello sterminio distruggendoli e costringendo la maggior parte dei prigionieri a marciare verso ovest, in quelle che sarebbero poi divenute famose come “marce della morte”. Nei magazzini rimasti, i soldati sovietici trovarono anche gli oggetti personali delle vittime: centinaia di migliaia di abiti maschili, più di 800.000 vestiti da donna, più di 6.000 chili di capelli…    I liberatori si trovarono ad affrontare condizioni indescrivibili nei campi nazisti, dove mucchi di cadaveri giacevano in attesa di essere seppelliti. Solo dopo la liberazione di questi campi il mondo poté finalmente conoscere le reali dimensioni dell’orrore nazista. La piccola percentuale di prigionieri che era sopravvissuta era estremamente provata dal lavoro forzato, dalla mancanza di cibo e da mesi o anni di maltrattamenti, molti erano così deboli che erano a malapena in grado di muoversi. Dovettero affrontare un lungo e difficile cammino prima di raggiungere la completa guarigione, anche se vivere un’ esperienza del genere lascia dentro ferite che non guariranno mai.

Tra queste persone c’è Liliana Segre, oggi senatrice a vita, che è sopravvissuta a più di un anno di inferno dentro il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, insieme ad altri 24 dei 776 bambini italiani lì deportati.

Il Giorno della Memoria è importante, perché non possiamo lasciare tutto questo al passato: purtroppo atteggiamenti come la discriminazione razziale e l’odio verso chi è diverso riemergono ancora oggi, ma noi abbiamo le testimonianze di cosa hanno causato in passato, quindi possiamo provare a costruire una società più libera e giusta nei confronti di tutti.

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