Il Carnevale ha origini antichissime: nel mondo greco-romano era la festa della fecondità della terra i cui riti venivano collegati all’allegria, alle danze e alle burle. Con l’affermazione del Cristianesimo il Carnevale divenne un’occasione di divertimento esagerato, di sospensione delle leggi e delle regole (in cui anche i ruoli sociali si invertivano) e di grandi banchetti prima del periodo di digiuno e di penitenza della Quaresima. Oggi è una festa popolare, caratterizzata da travestimenti, maschere, danze e parate di carri allegorici, che viene celebrata in tutto il mondo: in particolare sono famosi i festeggiamenti che si svolgono a New Orleans negli Stati Uniti, a Trinidad e Tobago nei Caraibi, a Colonia in Germania e, in Italia, sono molto rinomati il Carnevale di Viareggio e quello di Acireale con le loro sfilate di carri, il Carnevale di Ivrea, caratterizzato dalla “Battaglia delle arance”, e quello di Putignano in cui, alla fine di tutte le manifestazioni, si può assistere al funerale di Re Carnevale. Ma due sono i Carnevali che spiccano su tutti: il Carnevale di Rio de Janeiro in Brasile e il Carnevale di Venezia in Italia.
Il Carnevale di Rio, che quest’anno è stato festeggiato a partire dal 13 febbraio e si concluderà il 21, deriva dall’Entrudo portoghese che era caratterizzato da balli in maschera di stile europeo. In seguito la festa fu influenzata dalla cultura degli schiavi africani, che si consolavano della loro triste condizione dedicandosi alla musica e alla danza samba, e così il Carnevale è diventato un festival in cui il ruolo principale è svolto dalle scuole di samba che si sfidano per mostrare il loro talento e ottenere il titolo di “Campione”. Fino al 1984 le sfilate dei ballerini si svolgevano per le strade di Rio, poi venne costruito, su progetto del famoso architetto Oscar Niemeyer, il Sambòdromo, uno stadio, con una pista lunga 700 m affiancata da gradinate su entrambi i lati, dove si tiene la parata del Carnevale durante la quale una quarantina di giudici valutano i balli, la musica, l’attinenza al tema scelto, i costumi e il design dei carri per poter decretare la scuola di samba vincitrice. Naturalmente il divertimento non è limitato al Sambòdromo: infatti milioni di persone partecipano alle feste di strada che, animate da musicisti, percussionisti, ballerini e trampolieri, si svolgono giorno e notte per le vie di Rio. Ma il Carnevale brasiliano non è solo samba e parate: è infatti una festa anche per il palato. Oltre ai piatti tradizionali come la feijoada, uno stufato a base di fagioli e carne di maiale, molto sostanzioso e quindi perfetto per riacquistare l’energia persa ballando tutto il giorno, si possono gustare i filhos de Carnaval, delle frittelle ricoperte di zucchero e cannella tipiche del Carnevale.
A Venezia il Carnevale quest’anno è stato festeggiato a partire dal 31 gennaio e tutte le manifestazioni si concluderanno oggi. Nei documenti storici della città veneta il termine “Carnevale” appare per la prima volta nel 1094, quando il Doge concesse ai cittadini di divertirsi prima della Quaresima in modo da dimenticare i malumori e le tensioni sociali per la politica restrittiva della Serenissima. Nel 1296, in un editto del Senato veneziano, il Carnevale viene indicato per la prima volta come “festa pubblica”, ma già dal 1271 esistevano botteghe artigiane per la produzione di maschere. Il momento di massimo splendore del Carnevale di Venezia si ha nel XVIII secolo, quando la festa della Serenissima diventa famosa in tutta Europa. L’elemento fondamentale dei festeggiamenti è il travestimento: i campi e le calli della città diventano un palcoscenico dove ogni singola persona, in maschera e costume, recita una parte ben diversa da quella che la vita le ha assegnato, una parte che si inserisce in un grande spettacolo dominato dalla trasgressione, dalla spensieratezza e dal divertimento. A partire dal 1797, sotto le dominazioni napoleonica prima e austriaca dopo, i festeggiamenti del Carnevale vennero aboliti per paura di eventuali rivolte favorite dall’anonimato garantito dalle maschere. La tradizione è stata ripristinata solo nel 1979 e con essa sono ritornati in auge i preziosissimi costumi storici, curati in ogni dettaglio, e le feste nei palazzi.
Quest’anno il Carnevale di Venezia, oltre ad animare la città con balli e feste in strada, sfilate di carri allegorici, musica e recite ispirate alla Commedia dell’Arte, ha celebrato lo spirito olimpico, ricollegandosi alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina che si stanno svolgendo proprio in questo periodo. Il Sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha sottolineato che i veneziani hanno voluto “raccontare un’idea di festa che unisce, che rispetta e che valorizza ogni persona, come nello sport: perché la vera vittoria è partecipare, condividere, sentirsi parte di una comunità, a cominciare dalle giovani generazioni” (“Il Carnevale di Venezia 2026 dedicato a Milano-Cortina: Olympus – Alle origini del gioco” in www.carnevale.venezia.it). D’altronde il Carnevale dei secoli passati era allietato da spettacoli acrobatici, come le piramidi umane, da regate, da tornei e da sfide, come le battaglie a colpi di pugni o la caccia dei tori.
Anche il Carnevale di Venezia ha i suoi dolci tipici: i più noti sono le fritoe venexiane, dolcetti fritti di forma tondeggiante, ripieni di crema pasticcera o di zabaione o di cioccolato, anche se le più tradizionali sono arricchite semplicemente con uvetta e pinoli, e i galani (detti chiacchiere in altre regioni italiane), sfoglie sottili e croccanti, fritte e cosparse di zucchero a velo, dal gusto delicato e leggero e quindi perfette per essere consumate in grandi quantità durante i festeggiamenti.
Qualunque sia il luogo in cui si celebra, il Carnevale risulta essere una festa capace di unire culture diverse, perché sia nelle strade di Rio pervase dall’energia travolgente delle scuole di samba sia per le calli caratterizzate dall’eleganza misteriosa delle maschere veneziane, il significato fondamentale rimane lo stesso: una sospensione temporanea della quotidianità che, attraverso il travestimento, il cibo e la musica, celebra la vita, la condivisione e la spensieratezza prima di tornare al rigore della vita ordinaria rappresentato dalla sobrietà quaresimale.
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