{"id":4638,"date":"2026-05-11T21:14:24","date_gmt":"2026-05-11T19:14:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.einaudipareto.it\/uscrusciu\/?p=4638"},"modified":"2026-05-13T18:21:20","modified_gmt":"2026-05-13T16:21:20","slug":"giovani-e-politica-liberta-e-partecipazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.einaudipareto.it\/uscrusciu\/2026\/05\/11\/giovani-e-politica-liberta-e-partecipazione\/","title":{"rendered":"Giovani e politica: libert\u00e0 \u00e8 partecipazione"},"content":{"rendered":"\n<p>La partecipazione delle nuove generazioni alla vita pubblica rappresenta il battito cardiaco di ogni democrazia sana. Eppure, il panorama attuale restituisce un\u2019immagine contraddittoria: da un lato, un\u2019istituzionalizzazione debole e un calo numerico preoccupante; dall\u2019altro, una partecipazione che trova strade alternative, dai movimenti di piazza alle piattaforme digitali. In Italia, la questione giovanile \u00e8 anzitutto una questione di numeri. Siamo il Paese europeo con il pi\u00f9 grave <em>squilibrio generazionale<\/em>, dove gli elettori tra i 18 e i 35 anni rappresentano appena il 17% del totale. Questa scarsa consistenza numerica si riflette in una &#8220;invisibilit\u00e0&#8221; parlamentare: nonostante la Costituzione permetta l&#8217;elezione alla Camera a 25 anni, i giovani eletti sono una minoranza esigua (sotto il 7%). Il dato pi\u00f9 allarmante riguarda il crollo degli under 35 in Parlamento, passati da 133 a soli 27 tra il 2018 e il 2022. Questa marginalizzazione \u00e8 alimentata da barriere strutturali, come la riduzione dei seggi e dinamiche di partito che spesso vedono i giovani come &#8220;sfidanti&#8221; da contenere anzich\u00e9 come risorse da formare. Di conseguenza, le priorit\u00e0 individuali \u2014 completamento degli studi e inserimento nel mercato del lavoro \u2014 finiscono per oscurare l\u2019ambizione politica attiva, relegandola in secondo piano rispetto alla sopravvivenza socio-economica. Nonostante l\u2019elevato astensionismo elettorale, i dati dell\u2019Allianz Foundation Next Generations Study rivelano che i giovani italiani non sono apatici. Al contrario, mostrano una <em>resilienza democratica <\/em>superiore rispetto ai coetanei europei: sono i meno attratti da nostalgie regressive o tattiche violente e i pi\u00f9 attivi nell&#8217;impegno civico (il 47% ha partecipato ad azioni collettive).<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto, il mondo digitale \u00e8 diventato la nuova &#8220;piazza&#8221;. Un ruolo&nbsp; importante nel coinvolgimento dei giovani sul piano politico non lo giocano pi\u00f9 tanto i comizi tradizionali, quanto le piattaforme digitali.I <em>social media <\/em>non sono pi\u00f9 soltanto strumenti di intrattenimento, ma veri incubatori di coscienza politica. Attraverso la divulgazione di idee e la semplificazione di temi complessi, i giovani *influencer* civici e gli attivisti digitali riescono a mobilitare l&#8217;opinione pubblica su temi come il clima, i diritti umani e la giustizia sociale, colmando il vuoto lasciato dai partiti tradizionali. Il recente referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026 ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra le nuove generazioni e la politica italiana: nonostante i sondaggi iniziali parlassero di un possibile disinteresse, il risultato finale \u00e8 attribuibile proprio alla partecipazione degli under 35. Evidentemente, i giovani hanno voluto pronunciarsi su un quesito sentito come decisivo. Il sociologo Nicola Maggini ha definito questa partecipazione come &#8220;intensa e selettiva&#8221;: i giovani non danno un assegno in bianco ai partiti, ma scendono in campo quando ritengono che siano in gioco i pilastri della democrazia. A livello sovranazionale, si registra un paradosso: i giovani nutrono pi\u00f9 fiducia nelle istituzioni europee che in quelle nazionali, tuttavia, Bruxelles \u00e8 ancora percepita come un &#8220;labirinto&#8221; distante. Il <em>Comitato economico e sociale europeo <\/em>(CESE) sta tentando di invertire la rotta, proponendo il passaggio dalla semplice consultazione alla <em>co-creazione<\/em>. Non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente invitare i giovani al tavolo a decisioni gi\u00e0 prese; \u00e8 necessario che siano co-autori delle politiche fin dalla definizione dei problemi. Temi come la salute mentale, la precariet\u00e0 abitativa e la crisi climatica non possono essere risolti senza l&#8217;esperienza diretta di chi li vive sulla propria pelle. Il &#8220;Test Giovani&#8221; del CESE mira proprio a questo: integrare strutturalmente la prospettiva generazionale in ogni processo legislativo. Molte cose si potrebbero fare in questa direzione, in particolare modifiche ai sistemi elettorali, per favorire la presenza giovanile nelle liste, rafforzamento dell&#8217;educazione civica e valorizzazione del volontariato. Il futuro dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia non si decide domani; lo stiamo plasmando oggi, a seconda dello spazio che decideremo di concedere o di conquistare per le voci delle nuove generazioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione delle nuove generazioni alla vita pubblica rappresenta il battito cardiaco di ogni democrazia sana. Eppure, il panorama attuale restituisce un\u2019immagine contraddittoria: da un lato, un\u2019istituzionalizzazione debole e un calo numerico preoccupante; dall\u2019altro, una partecipazione che trova strade alternative, dai movimenti di piazza alle piattaforme digitali. 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