Le donne nel Medioevo erano considerate inferiori all’uomo e avevano valore solo in quanto mogli e madri. Nelle campagne avevano anche il compito di coltivare la terra e di occuparsi del bestiame, nelle città venivano promesse come spose in matrimoni combinati utili per cementare alleanze tra le famiglie più importanti. Erano inoltre ritenute persone deboli e bisognose di protezione. Ma se le donne nel Medioevo fossero state veramente così, non avremmo avuto Matilde di Canossa, che facilitò l’accordo fra il papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, la monaca benedettina e scrittrice Ildegarda di Bingen, la regina Eleonora d’Aquitania e l’eroina francese Giovanna d’Arco, una ragazza diciasettenne che guidò la rivincita dei francesi contro gli inglesi, ma che, accusata di stregoneria e di eresia, venne bruciata viva per crimini che non aveva commesso.
Giovanna d’Arco nacque nel 1412, nel villaggio di Domrémy, in una famiglia contadina. A 13 anni affermò di avere delle visioni celestiali che la spingevano a recarsi in aiuto del re francese Carlo VII, impegnato nella Guerra dei Cent’anni contro l’Inghilterra, e la gente le credette, pensando che avesse veramente una missione assegnatale da Dio.
Giovanna, fatto un voto di castità per evitare il matrimonio che il padre le aveva organizzato, scappò di casa, si tagliò i capelli, indossò elmo e corazza, prese in mano la spada e, a diciassette anni, convinse il re francese a permetterle di cavalcare alla testa dell’esercito impegnato nell’assedio di Orléans. La pulzella (così venne soprannominata Giovanna d’Arco dai suoi contemporanei per sottolineare la sua verginità), pur non avendo ruoli di comando, con la sua foga riuscì a spronare a tal punto i soldati che questi, in soli otto giorni, sconfissero gli Inglesi e liberarono la città. Nel 1430, però, nei pressi della città di Compiègne, Giovanna, che continuava la sua lotta contro gli invasori d’oltremanica, venne fatta prigioniera dagli Inglesi che la accusarono di eresia e stregoneria per screditare l’immagine della ragazza che li aveva sconfitti. Il re Carlo, non volendo essere associato a una strega eretica e temendo che il potere della pulzella d’Orléans diventasse incontrollabile, fece poco per la liberazione di Giovanna che nel 1431, a Rouen, fu giudicata colpevole e condannata a morte da un tribunale ecclesiastico asservito agli Inglesi. E così, il 30 maggio, a diciannove anni, Giovanna d’Arco salì sul rogo nella piazza del mercato di Rouen e venne bruciata viva. Diciannove anni dopo Carlo VII, riconquistata la città, avviò la revisione del processo della giovane e la riabilitò pienamente. La Chiesa cattolica la dichiarò beata nel 1909 e nel 1920 Benedetto XV la proclamò santa patrona della Francia. Oggi è venerata come protettrice dei martiri e dei perseguitati religiosi, delle forze armate e della polizia.
Giovanna d’Arco non rappresenta un’eccezione nella storia, ma, insieme ad altre donne come la già citata Matilde di Canossa o Santa Caterina da Siena, costituisce la prova che la determinazione e l’intelletto femminile hanno saputo rompere le barriere di una società che voleva le donne in posizione subordinata all’uomo: il valore di un individuo non può essere determinato dal genere o dalla sfera sociale a cui si appartiene, ma, come la pulzella d’Orléans, bisogna sempre difendere le proprie convinzioni e non permettere che i pregiudizi abbiano la meglio.
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