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PERSONE E PERSONAGGI

Michelangelo: il genio rinascimentale tra scultura e pittura

Michelangelo Buonarroti è la figura più prestigiosa fra i maestri del Rinascimento italiano. La sua passione per la scultura nacque quand’era bambino e l’inizio del suo percorso artistico fu alla bottega di Domenico del Ghirlandaio. Col tempo le sue capacità migliorarono grazie allo studio maniacale dell’anatomia.

Nel 1496 si recò a Roma dove scolpì la Pietà Vaticana, consegnata nel 1499, per la quale utilizzò il marmo delle Cave di Carrara. Il soggetto non era diffuso, era tipico infatti nel Nord Europa del Medioevo ed era raffigurato in piccole statuette lignee; in Italia comparve nei dipinti del Quattrocento come quelli di Cosmè Tura e del Perugino, per citarne alcuni. A differenza di questi precedenti, in cui madre e figlio rimangono sostanzialmente separati, nella scultura michelangiolesca le due figure si fondono in una cosa sola. Come sottolinea Emanuela Pulvirenti nel suo blog Didatticarte, “il risultato è un gruppo scultoreo straordinariamente armonioso […] la cui conformazione piramidale non è solo una scelta compositiva tipica del Rinascimento, ma anche l’espressione della totale unione di Cristo e Maria nel destino di sacrificio e salvezza a cui sono stati chiamati. La conferma di questo significato sta tutta nella mano sinistra della Madonna, aperta in un gesto di piena accettazione”. L’opera, l’unica firmata da Michelangelo, si rivelò un grande successo e i più famosi mecenati dell’epoca, dai Papi ai cardinali più potenti, continuarono per decenni a richiedere i servizi del grande artista, consapevoli che il suo tocco poteva trasformare il marmo in carne viva.

Nel 1501 Michelangelo tornò a Firenze dove scolpì uno dei suoi più famosi capolavori, il David, un colosso completato nel 1504 che rappresentò per l’artista toscano una sfida tecnica estrema. Infatti Michelangelo ricavò la sua statua da un blocco di marmo già sbozzato e ritenuto inutilizzabile. Invece lo scultore riuscì a creare un’immagine in cui è concentrata l’energia, la potenza della volontà che precede l’azione. La statua rappresenta Davide nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia. L’osservatore percepisce quasi il sangue scorrere nelle vene di questo giovane che stringe nella mano destra il sasso con cui sconfiggerà il nemico da lì a poco. Il David, col suo sguardo fiero, è stato trasformato da Michelangelo nel simbolo del coraggio e della determinazione della Repubblica Fiorentina.

Nello stesso periodo il Buonarroti dipinse l’affresco con la “Battaglia di Cascina” nella Sala del Consiglio di Palazzo Vecchio. Egli sosteneva che la pittura fosse tanto migliore quanto più riusciva ad avvicinarsi al rilievo della scultura e questa convinzione influenzò ogni sua opera su parete o tavola. Nei suoi dipinti il paesaggio e gli elementi naturali sono quasi del tutto assenti, l’unico vero protagonista è il corpo umano, per il quale utilizzava tinte cangianti e contrasti netti per dare alle figure una tridimensionalità che sembra volerle staccare dal muro, trasformando ogni affresco in un gruppo di statue dipinte.

L’impegno pittorico più celebre di Michelangelo resta la decorazione della Cappella Sistina, un incarico che inizialmente cercò di rifiutare. Tra il 1508 e il 1512 si dedicò alla volta, lavorando in condizioni fisiche durissime, su impalcature vertiginose. In questo spazio dipinse scene magnifiche come la Creazione di Adamo. Molti anni dopo tornò nello stesso luogo per realizzare il Giudizio Universale sulla parete dell’altare. Quest’opera segnò una rottura definitiva con l’armonia del primo Rinascimento: il turbine di corpi che ruotano attorno al Cristo potente e severo sembra riflettere la crisi spirituale e i tormenti della maturità dell’artista.

Oltre ai grandi cicli vaticani, Michelangelo lasciò una testimonianza fondamentale della sua visione pittorica nel Tondo Doni. In questa tavola la Sacra Famiglia è organizzata secondo una complessa posa a spirale che costringe l’occhio a seguire il movimento dei corpi, definiti da contorni così precisi da sembrare quasi intagliati nel marmo e da colori brillanti come gli smalti. Anche nelle sue ultime fatiche, come gli affreschi della Cappella Paolina, l’artista continuò a usare la pittura per esplorare la tensione drammatica della figura umana, confermando che per lui dipingere non era mai un semplice esercizio decorativo, ma una lotta per infondere energia e movimento alla superficie piana.

Attraverso la sua incessante ricerca tecnica e anatomica, Michelangelo ha ridefinito il Rinascimento italiano, infondendo una tridimensionalità scultorea in ogni opera, sia nel marmo sia nella pittura. Dai capolavori giovanili alle scene epiche della Cappella Sistina, il suo percorso artistico ha trasformato la figura umana in pura energia, lasciando un’eredità insuperata.

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