Fino a qualche anno fa, quando si parlava di rispetto della diversità sul posto di lavoro, si pensava quasi sempre e solo alle quote rosa, considerate necessarie in quanto imposte dalla legge, oppure si riteneva che la creazione di un gruppo di lavoro eterogeneo per genere, età, cultura, background, abilità fisiche o neurodiversità, fosse soltanto una scelta etica. Oggi le cose sono cambiate: l’inclusione è diventata una vera e propria marcia in più per le aziende, l’unico modo per trasformare il lavoro in qualcosa che crei valore, sia a livello umano sia a livello economico.
Ma qual è la differenza tra la semplice accettazione della diversità e l’inclusione? Spesso si fa confusione. Avere un team composto da persone con età, culture, generi o abilità differenti significa semplicemente avere dipendenti diversi, ma non necessariamente integrati fra loro. L’inclusione invece è lo step successivo, quello più importante: consiste nel fare in modo che ogni persona si senta ascoltata, rispettata e libera di esprimersi al 100%. È inutile avere un gruppo di lavoro con background diversi se poi si costringono tutti a pensare allo stesso modo.
Un aspetto fondamentale legato alla diffusione degli ambienti di lavoro inclusivi riguarda il confronto tra generazioni. Oggi negli uffici si trovano a lavorare fianco a fianco cinquantenni con una grandissima esperienza e ventenni nativi digitali, appena usciti dalla scuola o dall’università, ma con una mentalità più dinamica, aperta e orientata al futuro. L’inclusione significa anche questo: non scartare chi è più grande, considerandolo “superato”, e non ignorare i giovani, pensando che “non abbiano esperienza”. Il vero valore nasce quando l’esperienza incontra l’energia e le nuove idee.
I dati delle ricerche svolte sugli effetti dell’inclusione dicono chiaramente che i team misti funzionano meglio. Quando si deve risolvere un problema o inventare qualcosa di nuovo, avere attorno al tavolo persone con punti di vista differenti aiuta a trovare soluzioni a cui un gruppo omogeneo non avrebbe mai pensato. In più, lavorare in un ambiente accogliente riduce lo stress e spinge le persone ad andare in ufficio più volentieri e tutto ciò favorisce un incremento della produttività.
Dunque il segreto per creare valore all’interno di un’azienda non consiste nel cancellare le differenze per uniformarsi, ma, al contrario, nell’usarle per fare squadra e creare un’intelligenza collettiva.
Ovviamente, per creare un ambiente realmente inclusivo, serve un cambiamento radicale: bisogna eliminare i pregiudizi che tutti abbiamo e giudicare le persone solo per il loro reale merito. Solo così la diversità può diventare un valore concreto per la società e per il nostro futuro lavorativo.
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