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Gibellina capitale dell’arte contemporanea

Gibellina, cittadina distrutta dal terremoto del 1968 e  convertito dal sindaco di allora, Ludovico Corrao, in un museo en plein air, è stata nominata “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea” per il 2026.

L’ex borgo è pieno di sculture murales e dipinti di ogni genere, dal religioso al impressionistico.

Il borgo di Gibellina era uno dei tanti paesi nella valle del Belice. Nel 1968 fu colpito da un terremoto che ne distrusse la maggior parte. Gli abitanti furono costretti a lasciare le loro case e andarono ad abitare in container.

La ricostruzione di Gibellina è il risultato dell’impegno e dell’opera infaticabile del sindaco Ludovico Corrao che, dopo lo spostamento dell’area dell’abitato accanto alle vie di comunicazione (autostrada e ferrovia), decise di trasformare quella che era divenuta una città spaesante e inospitale, in una grande opera d’arte che segnasse la volontà di rinascita e di riscatto di tutti gli uomini e le donne del Belice colpito dal sisma. Corrao coinvolse molti artisti e ingegneri affinché dessero armonia e regalassero un’anima agli enormi spazi vuoti della nuova Gibellina. Negli anni ’80 del secolo scorso vennero realizzate numerose opere d’arte, come l’Omaggio a Campanella di Mimmo Rotella, la Grande Stella di Consagra, il Contrappunto di Fausto Melotti, la Chiesa di Ludovico Quaroni e Luisa Anversa, e il Grande Cretto di Alberto Burri. La fama delle attività che si svolgevano a Gibellina si diffuse in tutta Italia e anche all’estero e pittori, scultori, poeti da tutto il mondo giunsero nel piccolo centro siciliano per arricchirlo con le loro opere che, insieme alle collezioni private che il sindaco ha donato alla sua città, oggi sono conservate nel Museo d’arte Contemporanea e al Museo delle Trame Mediterranee. Quest’ultimo è un museo particolarmente interessante, perché, come si legge nel sito di presentazione dell’istituzione (https://www.fondazioneorestiadi.it/museo) “raccoglie pitture, sculture, terrecotte, scritture, arazzi, gioielli, tavole e capi di abbigliamento che fanno dialogare il passato con il presente, per ricordare la comune appartenenza ad una stessa civiltà”, quella che accomuna i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, “capace di coniugare insieme natura e cultura”.

In occasione della nomina di Gibellina a “Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea”, la nostra scuola è stata scelta, tramite concorso, per mettere in atto un progetto nato con l’obiettivo di valorizzare la cittadina come centro simbolico e operativo dell’arte contemporanea in Italia, attraverso un percorso formativo e creativo che coinvolga attivamente gli studenti in attività di esplorazione, produzione artistica e comunicazione multimediale. L’iniziativa del nostro Istituto, denominata “Gibellissima”, si propone di coniugare la conoscenza del patrimonio artistico con la produzione di contenuti multimediali, promuovendo una visione partecipata e innovativa della cultura.

Nell’ambito di questo progetto la mia classe, la II A AFM, insieme con la IV E, la IV G, la V E e la V F, il 13 marzo scorso ha visitato il Museo d’Arte Contemporanea, il Museo delle Trame Mediterranee e il Grande Cretto di Burri, accompagnata dal sig. geometra G. Pirrello, testimone delle trasformazioni di Gibellina successive al terremoto del Belice, che aveva precedentemente incontrato noi studenti  per un approfondimento sulla memoria storica del territorio.

La nostra giornata a Gibellina non è stata solo una lezione di storia dell’arte fuori dalle mura scolastiche, ma un vero viaggio dell’anima. Camminare tra le installazioni artistiche della cittadina ci ha mostrato come la bellezza possa nascere dal dialogo tra culture diverse. Tuttavia è stato il silenzio del Cretto di Burri a colpirci di più: lì, tra le enormi colate di cemento bianco che ricalcano le vecchie strade, abbiamo capito che l’arte non serve solo a decorare, ma a custodire ciò che non c’è più. Torniamo a casa con la consapevolezza che, sebbene il terremoto abbia distrutto gli edifici e cancellato interi paesi, la memoria alimentata dalla bellezza resta un legame indistruttibile che ci unisce al passato e ci spinge a guardare al futuro con occhi nuovi.

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