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INIZIATIVE

A scuola imparo e divento grande: la mente in azione e il valore didattico del nostro laboratorio di cucina

Cosa succede quando la scuola offre uno spazio in cui la creatività si mescola con l’autonomia, la didattica e la cooperazione per dare vita a qualcosa di delizioso da gustare insieme? La risposta è racchiusa nella formula  del progetto “A scuola imparo e divento grande” coordinato dalle docenti specializzate Maria Antonella Failla, G. Valentina Salanitro, e dalle assistenti all’autonomia Domenica Lo Russo e Rosa Caruso.Un laboratorio di cucina dedicato agli alunni con disabilità del nostro Istituto, che giorno 16/05/2026 ha vissuto il suo emozionante momento conclusivo alla presenza del Dirigente Scolastico Maria Rita Di Maggio, della F. S. per il Sostegno e l’Inclusione Maria Gambino, dei genitori, dei docenti specializzati e degli assistenti riuniti in Auditorium.

Un percorso intenso e formativo che, da dicembre fino a maggio, ha visto i ragazzi impegnati ogni martedì per tre ore e che al di là dei preparati culinari ha sviluppato un progetto pedagogico rigoroso, volto a stimolare competenze cognitive e relazionali profonde. Alla base del progetto laboratoriale è stata posta l’idea di  dare ai ragazzi uno spazio e un tempo dedicati allo sviluppo di apprendimenti e abilità legate non solo alla manualità richiesta dal “saper fare” tra i fornelli ma anche al “saper essere” all’interno di un gruppo per produrre un risultato insieme. Hanno imparato così a suddividere tra loro le operazioni da eseguire, a condividere lo spazio nelle aree di lavoro, a rispettare i turni di lavorazione e le sequenze, ad osservare le regole di igiene in cucina indossando correttamente guanti, cuffia e grembiule, a rimettere a posto ogni cosa utilizzata per le preparazioni. Hanno cioè appreso importanti abilità e capacità trasversali da applicare anche in contesti diversi e non solo in cucina.

Il cuore pulsante di questo laboratorio è stato il suo alto valore didattico, focalizzato sul concetto chiave del “pensare prima di agire”. L’attività non è mai stata una mera esecuzione meccanica, ma un percorso di consapevolezza.Prima di toccare qualsiasi ingrediente, la ricetta nasceva nella mente dei ragazzi. Attraverso brevi sessioni iniziali di brainstorming, gli alunni venivano stimolati a verbalizzare e immaginare il processo. Successivamente, l’utilizzo di schede illustrate permetteva di visualizzare gli ingredienti e la sequenza delle operazioni da compiere. Questo approccio ha stimolato fortemente il pensiero astratto e la pianificazione cognitiva: i ragazzi, prima di mettersi all’opera, sapevano già cosa fare, individuando in autonomia gli utensili necessari e gli ingredienti da prelevare dalla dispensa. Per facilitare questo processo di interiorizzazione, sono state selezionate ricette semplici ed eseguibili, pensate specificamente per poter essere memorizzate con facilità e replicate autonomamente negli incontri successivi.

Un altro importante obiettivo didattico ha riguardato la gestione delle quantità, resa accessibile attraverso una forte personalizzazione degli strumenti per dare risalto e centralità a un “saper fare” concreto e inclusivo. Per ridurre l’ansia da prestazione legata alla precisione della misurazione e incoraggiare l’autonomia, la matematica della cucina è stata “tradotta” a misura di ciascun ragazzo. I più abili si sono misurati con la complessità della bilancia elettronica, mentre per altri si è optato per strumenti più pratici e immediati: il cucchiaio, la tazza, il bicchiere. Questa strategia ha abbattuto le barriere della difficoltà oggettiva, trasformando un potenziale momento di frustrazione in un esercizio di successo. L’obiettivo a lungo termine è prezioso: dare ai ragazzi la sicurezza necessaria per replicare le ricette anche a casa da soli, potenziando la loro autonomia nella vita quotidiana. Ma la didattica del laboratorio ha abbracciato anche l’educazione al rispetto e alla cura del bene comune. Cucinare significa anche assumersi la responsabilità del proprio spazio di lavoro e al termine di ogni attività erano i ragazzi stessi a occuparsi del riordino e della pulizia del laboratorio. Questo rituale non ha solo sviluppato sane abitudini all’ordine ma ha generato un forte legame affettivo e di appartenenza con l’ambiente scolastico, vissuto ora come uno spazio proprio, da rispettare e custodire.

Tutto questo bagaglio di competenze, obiettivi e finalità è stato condiviso con le parti coinvolte. Dopo i ringraziamenti istituzionali a chi ha collaborato alla realizzazione di tutto ciò, la presentazione dei risultati e la proiezione di un emozionante video reportage, curato dalla docente Claudia Cacocciola, è avvenuta la consegna dei cappelli da chef e dei diplomi di “Chef dell’Istituto”, accolti con gioia dai ragazzi che hanno espresso con orgoglio le proprie opinioni. Il culmine della giornata è arrivato con la visita dei locali del laboratorio da parte dei genitori intervenuti, ai quali sono stati offerti due dolci al cioccolato e dei piccoli salatini, preparati dai ragazzi poco prima del loro arrivo come prova tangibile delle abilità di organizzazione e  di lavoro di squadra raggiunte. 

Questo percorso ha trovato la sua sintesi perfetta nel titolo stesso del progetto: “A scuola imparo e divento grande”. È un nome che racchiude una promessa e una verità profonda: non si smette mai di diventare più grandi tutte le volte che ci misuriamo con nuove difficoltà e le superiamo. E questo non riguarda solo i nostri ragazzi. È un insegnamento che parla anche a noi adulti — docenti, assistenti, famiglie — ogni volta che impariamo a fare un passo indietro per lasciare spazio alla loro autonomia, ogni volta che ci impegniamo ad abbattere quelle barriere che ostacolano gli obiettivi, scoprendo che l’inclusione è un cammino di crescita  e fiducia reciproca. Alla fine di questa emozionante giornata lasciamo ai nostri nuovi chef e alle loro famiglie un augurio e una promessa: quella di “tagliare un nuovo nastro” e riavviare questo splendido laboratorio il prossimo anno scolastico, pronti a superare insieme nuove, entusiasmanti sfide.

di prof.ssa Maria Antonella Failla

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